IL NUOVO RAPPORTO IPCC

Cattive notizie sul fronte dei gas che alterano il clima. È stato pubblicato il secondo volume del Quinto rapporto di valutazione sui cambiamenti climatici dell’IPCC, dedicato agli impatti, all’adattamento e alle vulnerabilità.

Sono 30 capitoli per 2.562 pagine, un lavoro enorme, un’analisi severa e ultimativa: bisogna fare e fare in fretta.

cambiamenti-climaticiSalute a rischio

Dal rapporto: “Anche escludendo l’anidride carbonica, alcune stime attribuiscono il 7% delle malattie e altri rischi per la salute su scala globale ai gas climalteranti…” . “Vi sono dunque diverse politiche ambientali che, oltre a ridurre le concentrazioni di gas climalteranti, potrebbero anche giovare enormemente alla salute umana…”. “Infine, va notato che nelle regioni con un rapido sviluppo economico e sociale, gli impatti del cambiamento climatico sulla salute umana saranno ridotti, ma non eliminati”. 

Anche per i pochi che ancora non credono al riscaldamento globale, le enormi conseguenze sulla salute umana dei gas climalteranti, nonché le milioni di morti premature che provocano, dovrebbero essere motivo sufficiente per ridurre drasticamente le emissioni. Nessuno deve sentirsi al sicuro: anche le regioni con alti tassi di sviluppo sociale ed economico non sono immuni dal contagio. Il problema è quindi di tutti noi, indipendentemente da dove viviamo, e va affrontato subito.

Un saldo negativo

Le persone e le società possono percepire o classificare i rischi e i benefici potenziali in modo diverso, in quanto hanno valori e obiettivi diversi. 

Il rapporto mostra come il riscaldamento globale farà vincitori e vinti, distribuirà in modo diverso impatti e benefici, ma globalmente gli effetti negativi superano quelli positivi.Questo vale, ad esempio, per le produzioni agricole: “Gli impatti negativi dei cambiamenti climatici sulle rese dei raccolti sono stati più frequenti degli impatti positiviDiversi periodi di rapido aumento dei prezzi alimentari e dei cereali indicano poi una sensibilità dei mercati a eventi climatici estremi.” 

Grande è l’enfasi del rapporto sui rischi per la sicurezza alimentare dovuta a cali produttivi, con conseguente riduzione dei redditi nelle campagne, incremento dei prezzi e impoverimento delle fasce più deboli, specie in aree urbane del Sud del mondo. Tutto ciò fa passare in secondo piano una serie di aspettative di incremento in Siberia o in Canada che aveva fatto parlare gli economisti di “benefici dei cambiamenti climatici”. Benefici in grado di controbilanciare gli effetti negativi. Mentre i secondi sono bene dimostrati, i primi non trovano, purtroppo, riscontri. 

Vulnerabilità e condizioni sociali

Il rapporto non poteva essere più esplicito, e anche questo dovrebbe far riflettere gli scettici che si ostinano a tollerare un mondo che acuisce le differenze: “Le persone emarginate socialmente, economicamente, culturalmente, politicamente e istituzionalmente sono particolarmente vulnerabili ai cambiamenti climatici… Questa vulnerabilità è raramente dovuta a una sola causa. Piuttosto, è il prodotto di intersezione di processi sociali che si traducono in diseguaglianze nella situazione socio-economico e di reddito, nonché all’esposizione ai danni del cambiamento climatico. Tali processi sociali includono, ad esempio, la discriminazione sulla base del sesso, della classe sociale, dell’etnia, dell’età o della disabilità”.