La strada delle rinnovabili: il cammino tracciato dal legislatore

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Il primo passo verso interventi legislativi concreti a sostegno dello sviluppo dell’energia da fonti rinnovabili è da ricondurre alla Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 9 maggio 1992. Dopo anni di lunghi lavori preparatori, gli Stati ! rmatari della Convenzione hanno dato vita al Protocollo di Kyoto, adottato l’11 dicembre 1997. Il Protocollo di Kyoto rappresenta un importante passo avanti nella lotta contro il riscaldamento planetario perché contiene obiettivi vincolanti e quanti! cati di limitazione e riduzione dei gas ad effetto serra.

I Paesi industrializzati (elencati nell’allegato I della Convenzione Quadro) si sono impegnati a ridurre le loro emissioni di gas ad e” etto serra, nel periodo 2008-2012, del 5% rispetto ai livelli del 1990. Tra i diversi mezzi d’azione contenuti nel Protocollo di Kyoto si includeva, tra l’altro, il rafforzamento e l’istituzione di politiche nazionali di riduzione delle emissioni attraverso il miglioramento dell’efficienza energetica, la promozione di forme di agricoltura sostenibili e lo sviluppo di fonti di energia rinnovabili.

La Comunità Europea ha firmato il Protocollo il 29 aprile 1998 e a seguire sono state depositate le ! rme dei diversi Stati Membri. Per dimostrare l’impegno a livello europeo, la Comunità e i suoi Stati Membri si sono impegnati a ridurre collettivamente le emissioni di gas ad effetto serra addirittura dell’8% nel periodo 2008-2012. L’Italia ce l’ha fatta, ha raggiunto gli obiettivi fissati dal protocollo di Kyoto: le riduzioni nelle emissioni di gas serra per il nostro Paese infatti avrebbero dovuto raggiungere quota del -6,5% rispetto al 1990 nel periodo di veri! ca 2008-2012. Il target è stato invece superato, con una riduzione del 7% (Fonte: Dossier Kyoto 2013).

La tappa successiva è rappresentata dal Programma “20-20-20”, che rappresenta l’esigenza per l’Unione Europea di trovare una modalità per impegnarsi nel periodo “post- Kyoto” senza attendere improbabili accordi globali. Per questo è stato varato dal Parlamento Europeo un pacchetto clima-energia volto a conseguire gli obiettivi che l’Unione Europea si è fissata per il 2020:

1. una riduzione del 20% delle emissioni di gas a e” etto serra;

2. il raggiungimento del 20% del risparmio energetico;

3. un aumento al 20% del consumo di fonti rinnovabili.

Con riferimento al terzo obiettivo sopra indicato, è stata approvata la direttiva 2009/28/ CE che stabilisce obiettivi nazionali obbligatori (17% per l’Italia) per garantire che nel 2020 una media del 20% del consumo di energia dell’Unione provenga da fonti rinnovabili. La stessa direttiva ! ssa al 10% la quota di energia “verde” nei trasporti da raggiungere. Inoltre, tra gli Stati membri sono ! ssate norme relative a progetti comuni in materia di risparmio energetico e sostenibilità, ma anche in termini di procedure amministrative, d’informazione, formazione e sulle connessioni alla rete elettrica relative all’energia da fonti rinnovabili.

Per quanto riguarda l’Italia, grazie soprattutto agli incentivi contenuti nei vari “Conti Energia”, i primi risultati intermedi sono stati ampiamente superati (10,4% rispetto ad un 7,6%) (Fonte: Eurostat, rilevamento 2010). A sostegno degli investimenti nel settore delle energie rinnovabili e dell’e# cienza energetica, sono stati messi a disposizione diversi fondi, forme di ! nanziamento ed incentivi europei. Tra questi, i più importanti gestiti a livello nazionale e locale, si includono il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), il Fondo Sociale Europeo (FSE), il Fondo di Coesione (FC), il Sostegno Europeo Comune agli Investimenti Sostenibili nelle Aree Urbane (Jessica) e l’Assistenza Comune per Sostenere Progetti nelle Regioni Europee (Jaspers). Altri fondi europei sono invece direttamente gestiti dalla Commissione Europea, tra cui il Programma Energia Intelligente per l’Europa (IEE), l’Urbact e l’Assistenza Energetica Europea a Livello Locale (Elena). Nella recente Relazione della Commissione “sui Progressi nel Campo delle energie rinnovabili – COM(2013) 175” emerge che la maggior parte degli Stati Membri ha registrato una notevole crescita delle energie rinnovabili nel corso dei primi anni di impegno.

La Relazione registra che a livello europeo vi è stata una fase iniziale generalmente positiva, soprattutto per quanto riguarda il settore fotovoltaico (che ha registrato un’eccedenza di produzione, al contrario dell’eolico e delle biomasse che invece dimostrano una tendenza negativa). Si sottolinea tuttavia che la crescita delle energie rinnovabili ora procede più lentamente del previsto, ostacolata dall’attuale crisi economica, da persistenti barriere amministrative e infrastrutturali, nonché dai tagli alle politiche e ai regimi di sostegno. Ciò potrebbe causare nel futuro riduzioni o rinvii degli investimenti che non consentirebbero il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi. Tale timore è dovuto anche alla consapevolezza dell’impegnativo contenuto della Tabella di Marcia per l’energia 2050, che si pre! gge l’obiettivo di una costante ma signi- ! cativa riduzione delle emissioni di CO2 del 30% nel 2030 e dell’85/90% nel 2050. I pilastri della Tabella di Marcia sono: 1. risparmio energetico e gestione della domanda. In tale ambito, un ruolo centrale è riconosciuto all’e# cienza energetica: miglioramento dell’e# cienza energetica degli edi! ci, standard più elevati sul consumo degli elettrodomestici e introduzione di veicoli e# cienti ed incentivi consentiranno, tra l’altro, di ottenere l’ulteriore e” etto positivo di riduzione delle bollette per i singoli consumatori; 2. passaggio concreto alle fonti di energia rinnovabile.

Nel 2050 l’energia da fonti rinnovabili dovrà prevalere rispetto a quella prodotta da altre fonti tradizionali; 3. integrazione tra risorse locali e sistemi centralizzati. Per una crescita degli scambi di elettricità e della penetrazione delle energierinnovabili dovranno essere potenziate e, dove non presenti, realizzate infrastrutture adeguate per la distribuzione, interconnessione e trasmissione a lunga distanza che consentano di collegare tra loro realtà locali su base transnazionale; 4. coinvolgimento diretto dei cittadini. A tal proposito, sono previsti interventi nel campo dell’istruzione e della formazione oltre a un dialogo sociale più vigoroso che consenta di ra” orzare la consapevolezza dei singoli circa l’importanza di modi! care drasticamente i propri comportamenti quotidiani. Si tratta evidentemente di obiettivi ambiziosi e importanti, che richiederanno un’azione congiunta delle istituzioni europee, ma anche degli Stati Membri e delle realtà locali, oltre che dei singoli.

Per quanto riguarda l’Italia, il 14 marzo 2013 il Ministero dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministero dell’Ambiente, ha approvato il Decreto Interministeriale contenente il Documento di Strategia Energetica Nazionale (SEN). Le azioni contenute nella SEN prendono in considerazione due diversi orizzonti temporali: il 2020 per il conseguimento degli obiettivi ! ssati a livello europeo dal Programma “20-20-20” e il 2050 per anticipare le misure che saranno adottate in relazione alla Tabella di Marcia per il 2050. Tra i principali risultati attesi per il 2020 si include: riduzione dei prezzi energetici e allineamento dei prezzi dell’energia con altri Stati europei, incremento dell’utilizzo dell’energia da fonti rinnovabili, indipendenza nell’approvvigionamento delle fonti di energia e crescita economica grazie ad investimenti nella green e white economy.

La SEN, inoltre, ! ssa le principali priorità da raggiungere e consolidare, anche dopo il 2020: e# cienza energetica, mercato del gas competitivo, sviluppo sostenibile delle energie rinnovabili, sviluppo di un mercato elettrico integrato, ristrutturazione del sistema di distribuzione dei carburanti, sviluppo sostenibile della produzione nazionale di idrocarburi, ed e# cienza nei processi decisionali.

Alessandra Palladini
Studio Legale Legal Grounds